Una volta avevo un blog. Un altro. Si chiama “Liberogabbiano”. L’avevo chiamato così perché era anonimo, il mio nome non appariva e quindi mi sentivo assolutamente libera di scriverci tutto ciò che desideravo, sicura che chiunque lo leggesse non sapesse chi fossi in realtà. Ero libera di volare in libertà come un gabbiano.
A quei tempi non sapevo ancora realizzare siti web, per cui avevo usato un servizio gratuito, di quelli come ce ne sono molti sul web, e che girando nel loro sistema di link ti portano ad essere visti da molte persone. Alcune di queste hanno iniziato a lasciarmi commenti, tornavano frequentemente, e con alcuni è nata una sorta di amicizia virtuale. Con altri addirittura ci siamo conosciuti veramente, e alcuni di questi contatti sono in contatto ancora oggi che quel blog non c’è più.

Ora c’è questo blog, che fa parte di uno dei miei siti che adesso so costruire da sola. Anche qui ci scrivo i miei pensieri, come questo, ma non sono più anonima, chi mi conosce sa che sono io. Non importa, ora non ho bisogno di confidare a questa carta virtuale pensieri così segreti da volerli tenere al riparo da occhi che non hanno diritto di leggerli. Non ho più nodi da sciogliere, dolori da superare grazie alla riflessione che la scrittura ti aiuta a fare. Ho raggiunto un equilibrio, forse anche grazie agli anni che sono passati, alla pace che ho fatto con me stessa, e sono venuta a patti con me stessa e le mie problematiche.

Però continuo a scrivere, perché mi piace farlo. La scrittura è un mezzo che mi appartiene, così come lo era il fare ceramica, a differenza del dipingere dove invece non so mai cosa disegnare. Al contrario mi bastava tenere fra le mani un pezzo di argilla che queste iniziavano a lavorarla e senza quasi averlo deciso volontariamente vedevo piano piano formarsi un oggetto. Con la scrittura è un po’ la stessa cosa. Parto da un pensiero, e poi le mani volano sulla tastiera, talvolta meno veloci del pensiero che si forma nella mia testa, e non sempre so dove andrò a finire.

Scrivo quindi. Pensieri, riflessioni, ma ora sono anche racconti, divertissement letterari, gioco con le parole, invento storie. Scrivo racconti su The Incipit dove i lettori mi indicano la direzione su come far proseguire la storia. Dieci capitoli, tre possibilità. Divertente, e non così facile come potrebbe sembrare.

Però oggi mi chiedo, tutti quegli amici, veri o virtuali, che allora mi visitavano e mi dicevano: “scrivi bene, dovresti scrivere un libro!” adesso dove sono? Io un libro l’ho scritto, anzi tre, ma loro dove sono?

I miei libri sono qui, in ordine sullo scaffale, in attesa che qualcuno di questi “amici” che mi incitava a scrivere si decida ad ordinarne almeno uno.