Queste lettere d’amore sono vere lettere di mio padre e qualche risposta di mia madre, rimaste in un cassetto dopo la loro morte. Sono state scritte in vari periodi della loro vita quando alcuni accadimenti li hanno tenuti lontano uno dall’altra. In un tempo in cui non esisteva Internet, né cellulari o chat, questo era il modo per tenersi in contatto con le persone amate.

 

Mamma e papà si sono conosciuti grazie ad un compagno di scuola di papà. Questo amico era interessato ad una ragazza, ma a quei tempi le giovani donne di buona famiglia non potevano uscire da sole con gli uomini. Così l’idea era di uscire in quattro, visto che la ragazza aveva una sorella di poco più giovane. Ovviamente papà accetta subito e i due amici escono insieme a queste due bellissime giovani donne. Trascorrono insieme molti momenti felici, vanno a fare gite con il battello sul lago, o passeggiate sui monti intorno, partecipano a feste campestri, balli in compagnia di altri giovani spensierati come loro. La guerra era ancora lontana, anche se si sentivano già “tuonare i cannoni in lontananza”.

Era il 1939, papà aveva 18 anni e la guerra stava per scoppiare.

Quell’amicizia piano piano si trasforma in amore, per entrambe le coppie. Ma dopo un paio d’anni papà viene chiamato a prestare il servizio militare, e inviato in seguito al fronte. Per fortuna essendo musicista, fra le altre cose, viene inserito nella banda militare, e solo verso la fine del conflitto si ritroverà a combattere nei Balcani. Parlerà poi a fatica di quel periodo, i ricordi troppo dolorosi e duri.
Fu solo nel 1946 che papà potrà tornare in Svizzera, grazie all’aiuto della sorella di mamma, il cui marito aveva una ditta di decorazione con argento su porcellana, a Berna. Lui dichiara alle autorità di avere bisogno di un operaio specializzato e che in Svizzera non ne trova, papà segue velocemente a Milano un corso per imparare la tecnica di galvanizzatura, e riesce così ad avere il permesso di soggiorno e rientrare.
Nel 1947 papà e mamma si sposano, e si trasferiscono a Berna. Per un motivo noto solo a loro iniziarono a chiamarsi con dei nomignoli: Cuzy (o Cuccy) e Topi. Non li ho mai sentiti chiamarsi in altro modo.

Mamma dava una mano in casa a sua sorella, che sfornava bambini uno dietro l’altro e contemporaneamente aiutava il marito nella gestione della ditta e degli operai. Vivevano in una stanza in affitto, e avevano anche un cagnolino a tener loro compagnia.
Quando mamma rimane incinta, i due sposi si mettono alla ricerca di una casa più grande, basterebbero due stanze con cucina, ma la ricerca risulta più difficile del previsto. La guerra era finita da poco, e anche se la Svizzera ne era stata esclusa per la sua neutralità, pure la popolazione aveva sofferto, vuoi per la carenza di derrate alimentari, vuoi per l’affluenza di rifugiati ed espatriati che fuggivano dalle persecuzioni. Così i bravi svizzeri erano stufi di stranieri fra i piedi, e quando i due sposi bussavano alle porte si sentivano rispondere: “primo non vogliamo stranieri, secondo non vogliamo italiani, terzo non vogliamo bambini”. A mamma intanto la pancia cresceva, e il termine si avvicinava. Così sua madre, la nonna, che viveva da sola a Lugano in un relativamente grande appartamento, la invita a raggiungerla. Mamma prende il treno e si trasferisce, lì vive anche l’altra sorella, anche lei in attesa del primo figlio.

Papà è a Berna quando nasco, e mi vedrà solo dodici ore dopo, giunto a Lugano con il primo treno. A quel punto rimanere a vivere a Berna nella stanza in affitto è fuori questione, nonna offre ai due coniugi la sua casa, tanto “sono sempre via da una figlia o dall’altra per qualche nuova nascita”… e la casa è grande abbastanza per tutti e quattro. Così lui cerca e trova lavoro, sempre come operaio, a Giornico, dove c’è una ditta di galvanizzatura, e si fa ogni giorno sessanta chilometri con la bicicletta! Ma nessun sacrificio è troppo per mantenere la famigliola.
Mamma dà una mano come può, è un’artista mancata, è brava a dipingere, così crea piccoli quadri e arazzi con disegni infantili che vende a conoscenti e parenti per qualche spicciolo. Trova anche impiego come commessa in una pasticceria di Castagnola, dove dà una mano nel fine settimana. Diventerà amica dei proprietari, svizzeri tedeschi, e lui sarà un personaggio presente per diverso tempo nella nostra storia famigliare.

Tempo dopo per fortuna papà trova lavoro come impiegato presso un’agenzia di viaggi a Lugano. Lasciata la bicicletta e il camice da operaio, può finalmente lavorare in ufficio e passare anche più tempo con la sua famiglia. Contemporaneamente si dedica alla sua passione, la musica, che pure gli dà qualche entrata extra. Entra a far parte di un quintetto con altri musicisti, si offrono qua e là nei vari locali del Luganese per suonare e intrattenere i clienti. Papà è anche il cantante del gruppo.

Nel 1953 la sorella di mamma a Berna rimane incinta per l’ennesima volta ma la gravidanza è problematica, e lei viene ricoverata in ospedale per essere operata d’urgenza. La sua vita è in pericolo. A casa ci sono già altri bambini, e così mamma e probabilmente anche nonna si precipitano a Berna per starle vicine e aiutarla. Mamma mi porta con sé, io ho quattro anni, ma in mezzo a tutti quei bambini uno in più o in meno, non se ne accorge nessuno! Papà resta solo a Lugano, solo relativamente perché ha vicino la cognata e le sue due sorelle che lo invitano spesso a mangiare da loro e si occupano di lui rimasto “scapolo”. Lui allora scrive a mamma, lunghe lettere struggenti nella quali le dichiara tutto il suo amore e di come sente la sua mancanza.

Lugano, 26 febbraio 1953

Mia cara Topy,
Oggi mi è venuta un’idea geniale, un’idea che ci procurerà senz’altro dei quattrini: ho pensato di venire a Berna a vendere della carta per scrivere, lapis, penne e tutto quel necessario che una persona abbisogna per scrivere una cartolina. Visto che a Berna non ne vendono più ho pensato, con un lampo di genio, di farlo io stesso. Rimandami, anzi meglio amore, riportami la tua idea così poi decideremo il da farsi.

Qui a Lugano, sino a questo momento non c’è nessuna novità; attendiamo a giorni una risposta dal padrone di S. Domenico. Forse lo saprai, non è più Tuor il padrone, ma un certo Peterhans di Basilea. Noi ci siamo offerti a fr. 55,- ed ora attendiamo la risposta (sperando che a Basilea vendano carta per scrivere…).
Con Mamma e Pupa va sempre bene, ci troviamo bene in compagnia; coi bambini mi sono più imparentato di prima. Devo poi annunciarti che una sera ho battuto sonoramente i “Sigg. Bianchi” a canasta; e più precisamente sabato passato 21 febbraio.
Ha scritto Bianca ed ha mandato di ritorno un mucchio di cosine di lana che probabilmente tu avevi prestato a lei per Mario. Sono qui nella naftalina ed aspettano qualcuno che le metta a posto.

Con i ragazzi si va d’accordo, Massimo non l’ho più visto, Mario sabato scorso è stato alla Romantica come bar-pianista, Cecco è sempre il solito bamboccio, Gino il solito falsone, Chris il solito poppante, e Cuzy il solito marito che si è sposato per starsene lontano dalla moglie. Pensa che mi hanno cercato per andare a Zurigo con un quintetto di qui, e pare che incomincino in marzo sino alla fine di aprile: di modo che se non si dovesse combinare qui a Lugano in qualche posto, partirei, logicamente io partirei, tu arriveresti, e chi si vede è bravo. No, no, non può andare avanti così; da ora in poi ci penserò su due volte e se occorre anche di più, prima di lasciarti partire. Ma cosa credono gli altri che io ti abbia sposata così, tanto per dire: “Ehi guarda, sono sposato anch’io”. No, carissimi, tutti si sbagliano. Se mi sono sposato è perché volevo avere una famiglia anch’io, ma soprattutto perché sei la donna che al primo mento ho amato, come amo in questo momento. Insomma in poche parole, anche se qualche volta il tono delle nostre voci si alza di tonalità, non vorrei che tu mi rimanessi lontana.  

Credilo Topina cara, ti amo veramente e tanto, ed ho bisogno di te come ogni cosa al mondo ha bisogno del sole. Non meriteresti che ti dicessi che ti amo, sempre per via della carta, ma quanto ti penso, e questo capita molto spesso sia di giorno che di sera, non mi sento capace di tenerti il broncio.
La mia Lella come sta, è sempre la mia stessa Lella oppure è cambiata? Speriamo che sia sempre lei! Ora termino baciandoti con amore e sperando di presto riaverti con me e per me.
Salutoni a tutti;  baci a Lella.

E un mese dopo scriverà:

Lugano, 5 marzo 1953

Topina Cara,
spero che Lella stia rimettendosi bene, non per vedervi tornare a casa al più presto, ma perché non mi sembra vero che Lella debba starsene a letto oppure riguardata. Hai ragione Topy, se tu fossi qui potrei sgridarti ma anche calmarti nello stesso tempo, di modo che non soffriresti per due cose in una volta. Ti devi sacrificare, amore mio, devi sacrificarti per nostra figlia, ma stai pur certa che un giorno avrai pure tu una ricompensa. Cerca di curarla bene e vieni solo quando sei sicura che non ne possa avere conseguenze. Egoisticamente io ti vorrei qui oggi stesso, ed è pure una cosa logica, ti amo e mi manchi, ma debbo pure anch’io fare un po’ di sacrificio. Saprò attendere con calma e con fiducia nel vostro ritorno.

Io non potrò venire perché forse inizieremo al 15 di marzo a S. Domenico e durante la settimana avremo da provare e da preparare molte cose. Peccato che tu manchi questa sera, avrei tanto desiderato averti davanti agli occhi in teatro, sentire la tua presenza fra il pubblico, mi avrebbe molto aiutato. Canterò per voi lo stesso, se mi sentirete, tanto che vada bene o male pensate che canto solo per te e per Lella e sarò così sicuro che per voi non sbaglierò e per voi sarò sempre il migliore. Cantando vi penserò e se avrò successo sarà un successo voluto per la mia Lella e per te amore mio.

Ti scrivo oggi, ma terminerò la lettera domani per raccontarti come è andata. Qui per il momento stiamo tutti bene di salute, solo la mamma ha avuto il morale un po’ giù, ma tu sai com’è la mamma, o allegra o triste, per lei non esiste via di mezzo. Il tempo continua ad esser bello ed abbastanza caldo. Il lavoro procede normalmente, lo zio Antonio è a letto ammalato. Per ora ti dico arrivederci a più tardi e ti bacio nell’attesa.

Cara Topy, mi è andata male: sono stato nuovamente alla radio per la selezione finale. La giuria era composta di Filogamo ed il M.° Moietta. Siccome occorevano solo dodici dilettanti e i prescelti eravamo in 25, hanno estratto a sorte. A me è andata male. Han dovuto fare così perché di cantanti eravamo in troppi e dovevano presentare uno spettacolo vario: musicisti, cantanti, imitatori, ecc. Sarà per un’altra volta. Assieme a me è rimasto pure escluso un ragazzo italiano, che ha la voce precisa di Gerri (quello che canta “Stracciaiolo” sai della rivista con Tognazzi) ed invece ha avuto fortuna il “Minghetti”. Mi consolerò e mi sfogherò a San Domenico. Per vendicarmi sono stato con Bruno, Cecco ed un loro amico a giocare a scopa al Gambrinus e per di più ho vinto. Continuo a vincere quella poche volte che gioco a carte. Dico, non starai mica facendomi crescere qualche cosa in testa?

Ormai i giorni del distacco si accorciano. Se vieni in sabato o domenica verrò senz’altro alla stazione. Per ora baciami Lellina, saluti a tutti ed a te i miei più cari e ardenti baci.
tuo Cuzy

E ancora:

Lugano, 14 aprile 1953

Amore mio,
con un po’ di ritardo rispondo alla tua tanto cara quanto triste lettera, sai mi manca effettivamente il tempo. Anche in ufficio in questi giorni ho avuto tanto lavoro che non ho trovato cinque minuti per scrivere qualche riga. Povera la mia Topina, che si senta sola lei. Però mi compiaccio che tu ci sia arrivata da sola a questa conclusione sai, altrimento sembrava che io fossi proprio un eterno brontolone. Quindi fatti forza per questi giorni che devi ancora rimanere lì e poi ritorna. In tempo però!

Qui il tempo non è tanto bello, è nuvolo, un po’ piove, poi un giorno c’è il sole. Abbiamo già fatto qualche sera a tre a San Domenico. E’ molto meglio farli ora i giorni di prove dato che c’è poca gente, che non in piena stagione quando c’è movimento. Altrimenti va bene, orchestra e padrone.

La mamma sta abbastanza bene, sai normale, ed io con Pupa va tutto bene. Gli zii sono ripartiti domenica per l’Italia.

Ed ora piccola Topy, devo dirti che ho scoperto che ti amo tanto e veramente. Ti amo anche perché sei ancora una bambina talmente ingenua che alle volte bisognerebbe sculacciarti. Non sai il perché. Ma si che lo sai, se ci pensi bene!

La mia Lellina si diverte? Mi pensa una qualche volta? Io me la ricordo sempre e mi sembra impossibile di poter andare a far “puzza” senza che qualcuno me lo proibisca. Anche tu però ci sei sempre in me, mi manchi però con il tuo corpo caldo e sensuale, mi mancano quelle ore d’amanti che solo tu ed io conosciamo e che resteranno sempre il nostro segreto ed il nostro scopo di amare e vivere. Mi manchi amore proprio nelle ore in cui mi trovo solo con me stesso, quando tutto intorno a me si fa buio e silenzioso. Io amo il silenzio e per questo mi sento più solo. Tu non sei mai stata una moglie, sei sempre stata e sei la mia amante come io lo sono di te. Il nostro vivere è fatto per amarsi, per prendere tutto quello che di più bello ci offre l’amore. In questo siamo stati creati l’uno per l’altro, e per questo ti amo, come ti amo pure per tutte quelle altre buone qualità che sono in te. Buon cuore, onestà e buona madre.

Scusami ma Mario mi chiama e debbo lasciarti. Ti bacio con tanto amore, tuo Cuzy

Una lontananza di ben tre mesi dalla sua adorata moglie e dalla sua bambina. Ma finalmente la sorella sta meglio, io a quanto pare pure, e mamma ed io torniamo a casa. L’anno dopo nasce il mio fratellino e l’anno seguente il secondo.
Nonna mi insegna a scrivere, ho cinque anni e so già leggere e scrivere come chi va già a scuola. Scrivo così una tenera cartolina di auguri al mio adorato papà:

Sign. G. D.
Via Mola 1
Lugano

Caro Papà, ti auguro buon Anive-rsario.
Ti voglio tanto bene, cuanto è grande il mae, il cielo, la terra.
Tanti baci e saluti tua Lella.

Passano gli anni, con tutto il loro corollario di gioie e dolori, nascite e morti, cambiamenti vari. L’unica costante è l’amore fra queste due persone.
Nel 1970 mamma si ammala gravemente. All’inizio non si capisce cosa abbia, nemmeno i medici del posto lo comprendono, così viene deciso di ricoverarla a Zurigo, all’Ospedale Universitario, dove finalmente scopriranno che è affetta da tifo. Viene messa in isolamento e nessuno può andarla a trovare, nemmeno papà, che allora ricomincia a scriverle:

Lugano, 20 ottobre 1970

Ciao amore,
la famiglia si arrangia abbastanza bene. Abbiamo ricevuto ieri sera le ultime notizie da Bianca e attendiamo le buone nuove da Nichi. Qui il tempo è bruttissimo, piove, spero a Zurigo splenda il sole sotto tutti i punti di vista.
Ti amo sempre e sempre di più. Presto verrò a prenderti.
Alberto 2° posto corsa orientamento classe B (Bellissimo), matematica esperimento 4+. Qui ti salutano e ti auguriamo tutti un presto ritorno. Telegraficamente ti scrivo ma ti bacio a lungo e ti amo.
       A presto tuo per sempre, Cuzy

 

Lugano, 22 ottobre 1970

Amore mio,
qui annesso ti mando la nuova carta della cassa ammalati Elvezia, che serve per il Kantonspital.
Sono sempre vicino a te in ogni momento della giornata ed in special modo alla sera. Ti amo tanto, tanto.
Qui noi andiamo bene, ci siamo organizzati benino.
Le buone notizie te le darò di persona presto. Tu pensa ad essere tranquilla e forte che questo aiuterà i medici a guarirti.
A presto amore mio, ti bacio forte forte e ti amo immensamente.
        Tuo per sempre Cuzy

 

Ancora:

Lugano, 28 ottobre 1970 (loro anniversario)

Amore mio grandissimo

Per domani tutto il mio grande amore è vicino a te, pensando a tutte le cose belle che abbiamo vissuto assieme e che dobbiamo vivere ancora in futuro. Ti sono vicino con tutta la mia forza che ho per aiutarti a sopportare questo tuo calvario, dopo del quale la gioia di continuare assieme il cammino uniti sarà ancora più grande e più completa.
Amore non ti chiedo di essere forte perché so che lo sei, ma ti chiedo di essere calma e fiduciosa perché solo così puoi aiutare chi ti sta guarendo e ritornare come prima tra noi che ti amiamo tanto.
Avrei voluto scriverti cose allegre o magari stupide per farti ridere, ma ti amo così tanto, ma tanto, che scrivendoti posso parlarti senza stancarti. Auguri amore mio per il nostro strano anniversario, ma il 25°, porca miseria, vedrai che splendore!
Ti amo, ti bacio forte forte

            Tuo per sempre Cuzy

 

Il giorno seguente mamma scrive un bigliettino con una calligrafia assai tremante, segno della sua grande debolezza:

Zurigo, 29 ottobre 1970

Amore mio adorato, ti ringrazio per la magnifiche rose, sono stupende!
Tu sai quanto ti amo e come desidero guarire per tornare a casa. Mi lascio fare tutto e non mi importa di soffrire. Ti amo tanto tanto non so scriverlo di più. Pensa dopo tanti mesi non ho più febbre! Mi sembra un sogno! Mi sento più in forza anche! L’infezione sta calando! Mio amore! Auguri a noi ti adoro ti amo come sempre. Bacioni Topi

 

Finalmente mamma guarisce e poco prima di Natale fa ritorno a casa. E’ magrissima, uno scheletro ambulante, ma la sua voglia di vivere e le cure amorevoli di tutti i suoi cari l’aiutano presto a rimettersi in forma.

Alcuni anni dopo anch’io sono madre, e vivo a Milano, che in estate diventa un forno invivibile, sopratutto per un neonato di pochi mesi. Così papà si offre di portare la loro roulotte in un campeggio in montagna, e lasciarla a disposizione mia e di mamma. Ci raggiungerà poi mio fratello, all’epoca senza occupazione. Papà come sempre quando è lontano da mamma le scrive:

Lugano, 20 luglio 1973

Cara Topi,
finalmente, dirai, qualcuno si fa vivo, ma che vuoi siamo pochi in ufficio e quindi mi resta poco tempo da dedicare ad altre cose, anche se sono molto importanti. Con la scusa che ci sentiamo al telefono mi sembra che la lontananza sia meno sentita; in ogni modo credimi che con più gli anni passano e più si sente il bisogno di avere vicino la persona che si ama. Quando penso però che siete in un posto che vi piace e che la tua salute, ed anche quella degli altri cari, ne trarrà beneficio nel tempo, mi sento tranquillo e contento, e vorrei che il tempo, la compagnia, tutto fosse sempre splendido affinché vi possiate godere delle felici giornate di vacanza. Noi ce la passiamo da “scapoli”, si lavora, si torna a casa, qualche sera si esce a fare due passi; la Neri viene tutte le sere, quindi vedi che non ci sono preoccupazioni di sorta. Con Alberto vado benissimo, si parla, si discute del presente, del suo futuro e sono contento di aver potuto essere solo con lui per un tempo abbastanza lungo, così ho potuto ritrovare l’affiatamento con mio figlio.

Naturalmente, è inutile nasconderlo, mi manchi veramente ed in questo periodo mi sono accorto che ti amo ancora tanto e molto più di quando eravamo giovani, perché allora l’attrazione fisica aveva il suo peso; oggi invece è l’amore di due essere che sono vissuti assieme, si sono capiti, hanno sofferto e gioito assieme e di conseguenza anche l’amore, quello vero, è divenuto più solido e forte. Anche se non te lo dico mai, ma è così, credimi tesoro. Però sono sempre disposto a lasciarti andare da sola con i figli o nipoti, in ogni momento in cui me lo chiederai, perché anche questo fa parte del nostro destino di genitori. Vorrei dirti ancora tante cose, ma il tempo stringe e voglio spedire ancora oggi questa lettera. Ho ancora del tempo per baciare e stringere a me la nostra piccolina “rocchetta” ed i cari Marco ed Lella, e per dirti ancora che ti amo tanto, tanto e che ti penso moltissimo ogni giorno anche se il lavoro è sempre tanto.

Scusa la carta, ma che conta è il contenuto.
Ciao Topina, amore mio, ancora una settimana e poi ti rivedrò e sarai nuovamente con me.
Ti bacio forte ed a lungo e amandoti. Tuo per sempre

Cuzy

 

Purtroppo le vicissitudini per i due sposi non sono finite, perché dieci anni dopo il tifo, a mamma scoprono un tumore. Viene operata, poi deve sottoporsi alla chemioterapia che all’epoca non si poteva fare qui a Lugano, e deve andare nuovamente via. Per fortuna a Berna c’è sua sorella pronta a ospitarla, così è lì che mamma decide di farsi curare. Il medico però a noi non ha dato molte speranze e questo ci getta tutti nello sconforto più profondo.

Lugano, 2 settembre 1980

Cara Topina amore mio,

è domenica mattino ed ho appena terminato la colazione e per sentirti vicina, con me, ti scrivo perché così mi sembra di vederti seduta dall’altro lato della tavola a parlare del più e del meno, di cose futili o serie e cercando di fare qualche progetto per la giornata. Non ci sei ma è come se tu fossi qui, perché tutto parla di te, tutte le cose che mi circondano sono te. Ma non sono triste perché so e sento che tutto quanto sta succedendo è solo e unicamente per il tuo bene, perché so che solo così tu potrai ritornare da me come e meglio di prima, perché un domani non vorrò mai rimproverarmi di nulla, perché noi due siamo una cosa unica, due essere in uno che non potranno mai essere separati da avvenimenti terreni. Ti amo infinitamente e questo mio amore mi da e ti darà la forza per superare anche questa prova che qualche cosa a noi incomprensiva ci ha messo di fronte. Anche questa lontananza servirà a rinforzare, anche se non ce n’è bisogno, la nostra unione, il nostro amore, la nostra voglia e volontà di vivere, di trascorrere ancora tanti anni felici nel nostro piccolo mondo fatto di cose brevi, belle, difficili, allegre e tristi. Ma tu sai che quando noi due siamo uniti, come noi sappiamo esserlo, tutto ed ogni cosa può essere superata. Dunque amore mio, nuovamente il caso ci ha messo di fronte ad un’altra rinuncia, ad un altro sacrifico, ma nuovamente, come sempre sapremo superare anche questo e tutto ritornerà più bello di prima e con la gioia di godere con più volontà e gusto delle piccole cose belle che la vita può ancora donarci.
Non sono triste perché so che tutto si risolverà ancora nei migliori dei modi e perché sento che tu hai bisogno di me come io ho bisogno di te, di tutto il tuo essere, di tutta te stessa. Tieni duro amore mio. Tu sai che amare significa sofferenza e siccome io ti amo come non mai tutto il mio amore si traduce in sofferenza accanto alla tua e, anche se materialmente non te lo posso levare e caricarlo sul mio corpo, con l’anima ed il core te la levo e la carico su di me. In questo momento solo questo posso fare per te io; ho dovuto per forza cedere ad altri la cura del tuo corpo, della tua salute, ma tu sai che se avessi potuto fare diversamente lo avrei fatto. L’unica che non ho ceduto e che nessuno al mondo potrà mai farmi cedere è il mio grande, infinito, anche se strano qualche volta, mio amore per te.
Amore mio, ieri sera sono stato con i compagni del Club, ho cenato con loro, sono stato con loro, ti pensano tutti e tutti ci sono e ti sono vicini. Ma un posto era vuoto nella compagnia ed anche lì quanti ricordi. Quindi sii forte, tieni duro e presto quel posto non sarà più vuoto. I ragazzi e le nipotine stanno tutti bene e ti pensano e fanno il tifo perché tu sia ancora una volta la vincitrice. Bruna e Nerina mi viziano. Con lunedì andrò a mezzogiorno da Bruna perché la Neri ha deciso di farsi operare, e poi ci sono i ragazzi che mi aspettano anche. Come vedi sono a posto, sino ad oggi ho mangiato una sola volta a casa. Pupa ieri mi ha portato via la biancheria per farmi il bucato, e domani sera sono a pranzo da loro.
Vedi che la mia calligrafia non è più chiara come una volta, è perché mi manca l’abitudine di scrivere, ma ora penso che con il farlo più spesso si migliorerà.
Ti unisco la lettera della zia Dosolina e un biglietto che ho trovato nella buca da Wanda. La signora M… ti ha portato una statuetta della Madonna di Lourdes. Vedi quindi amore mio quanta gente ti è vicina, vedi che nel mondo nessuno è mai solo.
Quindi: Forza Tieni Duro Per Te, Per Me, Per I Nostri Figli, Le Nostre Nipotine, Per Tutti Coloro Che Ti Vogliono Bene.
Ma Soprattutto Per Il Nostro Amore.

Ti amo, ti bacio
ti amo, ti bacio
ti amo, ti bacio
ti amo, ti bacio
ti amo, ti bacio
ti amo, ti bacio

Tuo per sempre, Cuzy

 

Berna, 10 settembre 1980

Mio adorato amore,

oggi mi sembra di essere un po’ più forte, così voglio tentare di scriverti. Non sai quanto sia difficile per me, scrivere due righe senza commuovermi! Finora ho scritto poco, ma con tutti devo stare attenta a non trapelare (o dio, si dice così?) lo stato d’animo in cui mi trovo.
Con te è differente, vorrei tanto essere me stessa e dirti tutto, ma proprio tutto! Ma poi mi commuovo, mi faccio pena e comincio a piangere! Sarebbe così anche se tu venissi, starei male da morire dalla gioia e dalla commozione. Quindi è meglio se non vieni. Se dovrò morire dalla gioia e per commozione, meglio lo faccia alla stazione di Lugano…ti pare? Ho fatto 1000 progetti di come sarà quel giorno! Penso che la cosa migliore, per non dovermi portare…perlomeno svenuta fino all’auto…sarà che quello che tu mi venga a prendere, in treno, a Bellinzona. Così sali tu sul treno e io mi trovo già in posizione comoda…per svenire (o morire) fra le tue braccia! Tu credi che io stia scherzando ma invece sono serissima sai! Non sto rileggendo in questo momento la tua dolcissima lettera; questa operazione la riservo ogni sera prima di spegnere la luce, momento in cui finalmente mi lascio andare. Lo so che devo avere pazienza, che tutto viene fatto per il mio bene, per prolungarmi la vita. Certo che sopporto tutto, amore mio, ne puoi stare certo! Mai come adesso “sento” il bisogno di tirare assieme tutta la mia volontà, tutta la mia forza per raggiungere uno scopo solo: tornare a casa.
Quando poi sarò accanto a te e sentirò le tue braccia attorno a me, quando potrò di nuovo rannicchiarmi dentro di te, nel nostro lettone, stai certo che la forza di voler vivere, per te, per i nostri figli, per le nostre nipotine…mi verrà ancora di più, perché alimentata dal tuo amore. Ma per ora sono tutta tesa in un solo scopo: resistere, sopportare, alimentare la pazienza (prendendo esempio da Nichi), gioire delle piccole cose che mi circondano per poter tenere duro con il morale.
Amore mio adorato, so che il sacrificio mio è uguale preciso al tuo e quindi teniamo duro assieme, come sempre.
Dì a Marco di scrivermi, due righe, mi bastano.
Ti amo, mio caro, adorabile maritino mio, mio e di nessuno.
Tua Topina

 

Lugano, 16 settembre 1980

Amore mio,
sono le 15.30 ed ho appena terminato un lungo dialogo con Marco che è passato a trovarmi in ufficio per avere alcuni consigli ed indirizzi per la ricerca di lavoro e per la musica. Dato che oggi pomeriggio sono solo in ufficio ho potuto con calma parlare indisturbato con nostro figlio. Le sue intenzioni sono più che buone e valide, credimi. Sta proprio maturando in lui la volontà di finalmente pensare a se stesso e solo a se stesso. Mi ha detto “Io voglio pensare di vivere e guadagnare per me stesso, indipendente e non voglio dipendere da C…, come lei dovrà pensare per se stessa e per sua figlia senza dipendere da me”. Mi sembra che finalmente si cominci a ragionare sul serio e con positività. Penso proprio che siamo ad una svolta decisiva della sua vita e tutto fa prevedere per il meglio. Al momento intanto prende la disoccupazione e questo non è male, ti pare?

Oggi è anche la vigilia dell’inizio del tuo calvario e dico speriamo che sia così perché almeno i giorni finalmente cominceranno a passare e tu sempre più, più presto tornerai a casa. Almeno a casa tua ti potrai sentire più a tuo agio anche se dovrai sopportare questo musone, ma che ti ama tanto, e non avrai attorno quelle care e buone persone che in questo momento ti sono vicine e ti vogliono un mondo di bene e ti aiutano in questo momento molto duro per te.
Se veramente qualcuno in alto c’è, deve guardare un po’ in basso e darci quel poco che noi vogliamo. Solo un po’ di tranquillità e pace, non chiediamo di più, solo tranquillità e pace.
Mi sembra che potremmo anche essere ascoltati una volta! Ho scritto in grande perché questa è la sola preghiera che dico tutte le sere.
Scusami se ogni tanto mi lascio andare ma sai, capita. Per il resto sto bene, la salute è buona, mangiare mangio, la Pupa mi invita un paio di volte alla settimana a cena, la Bruna a pranzo, quindi vedi che me la cavo tranquillamente.
Tu, per l’amor di dio, pensa solo a te, come ho detto pure a Marco, perché non c’è nessuna ragione di pensare a me. Pensa che mi danno ancora 50 anni… Quindi vedi che mi conservo bene.
Ti invio due lettere che sono arrivate, Marialda e Sila, ma quella della Sila è stupenda, non ti pare? Vedi quanta umanità e amore si senta da una persona che vive in mezzo al dolore ed alle sofferenze. Dobbiamo essere forti e coraggiosi per affrontare e superare le amarezze che la vita ci ha riservato, dobbiamo credere anche se spesso ci sorge un dubbio, dobbiamo avere fiducia in noi stessi e negli altri per poter superare gli ostacoli. Tu dirai che è facile ad uno che sta bene dare dei consiglio a chi sta male, ma credimi quanto vorrei essere io al tuo posto per poterti levare ed addossare a me stesso questo tuo grande sacrifico, questa tua grande sofferenza. Ma questo purtroppo questa volta non posso farlo, e questo credi è la mia più grande rabbia. Le mie spalle sono larghe lo sai e potrebbero sostenere anche questo. Ma Dio ha voluto così e non posso farci niente.
Ti dico solo che domani e poi, sarò con te con il pensiero per sostenerti anche se non potrò stringerti la mano per passarti la mia forza. Il mio augurio: forza amore, non farti mettere sotto da nessuno!
Ti amo tanto, te lo dico con il mio silenzioso grugnito, come quanto tu spesso me lo chiedi.
A presto amore per ricominciare a vivere e sperare nella vita e nell’amore di tutti.
Tuo Cuzy

 

Lugano, 22 ottobre 1980

Amore mio,
in fretta dall’ufficio per dirti quanto ti amo e come aspetto con ansia il tuo ritorno finalmente a casa per sempre. Voglio vivere con te il tempo prossimo senza più avere momenti bui e tristi, da oggi devono essere semplici, felici e con la soddisfazione di quelle piccole cose che la vita ci vuole concedere e che noi dobbiamo prendere e godercele sino in fondo.
Credo che l’orologio sia di soddisfazione per Antonio, in ogni modo si può sempre cambiarlo. Puoi farlo vedere e chiedere prima a Nichi. Scusami cara se sono breve, ma volendo spedire subito il pacco, lo faccio dall’ufficio e quindi ho poco tempo.
Ci sentiamo al telefono domani sera così mi dirai in merito.
Ti amo tanto e ti aspetto presto e per sempre.
Tuo Cuzy

 

Lugano, 23 ottobre 1980

Amore mio,
dall’ufficio rubo qualche momento per aggiungere al materialismo di 200,- franchi anche quello che più conta, il grande amore mio per te. Ora i giorni veramente si contano con scadenza e il momento in cui sarai nuovamente, e per sempre a casa, si avvicina con il diminuire del tempo, sempre più velocemente. Ti aspetto veramente con ansia e come non mai in questo periodo ho sentito la tua mancanza ed il bisogno di avere qualcuno vicino per le piccole cose della vita, come per le grandi cose, ma sopratutto avere vicino la persona scelta per tutta la vita, la persona che si ama e che non può e non potrà mai essere sostituita. Tanti anni di vita vissuta assieme, nel buon e nel cattivo avverarsi delle cose, ci hanno plasmati l’uno nell’altro e quando uno dei due è lontano veramente si sente la solitudine e quanto si ha bisogno l’uno dell’altro. Ti aspetto presto, presto, presto… Ti amo come non mai… conto i giorni e poi conterò le ore… ma finalmente sarai qui.
Ti amo infinitamente, tuo Cuzy

 

Berna, 29 ottobre 1980

Mio amato,

oggi, 33 anni fa noi due poveri tapini iniziammo quella vita che ci diede tante gioie, tanti dolori, tante preoccupazioni… ma che mai, neanche per un momento ci ha visti disinnamorati! Non è magnifico tutto ciò? Ora poi sto per tornare, mi sembra una cosa così strana sai amore, mi ero così abituata ormai a tutte quelle privazioni da una vita coniugale…che mi sento smarrita! Forse è perché cerco di contenere la gioia, non lo so. Ho…quasi paura, non so se mi capisci! Ho paura per esempio di dover “essere contenta” a tutti i costi perché tu, ripetutamente me lo dicesti per telefono. Non ho forse ben capito cosa ti aspetti da me, Cuzy, amore mio; è logico che ”di dentro” io sarò felice, contenta, serena forse anche, ma questa malattia mi ha resa anche un po’ pensierosa, talvolta anche assente, e molto, molto incoerente! Aspettati anche questi lati negativi amore mio, poi, una cosa che non devi dimenticare, chi ha subito l’operazione, chi di conseguenza ha disturbi (e sono parecchi…) chi ha portato pazienza e ha fatto il sacrifico più grande…senza dubbio di noi due credo d’essere io quella.
Allora non puoi pretendere che io ora possa ricambiare per tutte le pene sofferte per causa mia, per i disagi subiti (e sono enormi, pur avendo avuto dalla tua la gentilezze delle sorelle e Pupa) con una allegria fuori posto e con voler a tutti i costi essere la “mogliettina sempre pimpante e sorridente che accoglie il povero marito stanco dal lavoro”. Cercheremo assieme di essere felici e contenti per il mio scampato pericolo, ma soprattutto io cercherò di essere sempre e solo me stessa!!
Ti amo,
Topina tua

P.S. Sono certa che non mi sono spiegata bene, ma ormai ho voglia ugualmente di spedirti la lettera. Di una cosa puoi essere sicuro, che ti amo. L’amore fatto così, di lettere, di telefonate, di privazioni “della presenza” della persona amata ha qualche cosa del sublime, del massimo raggiungimento della parola AMORE.
Io con te l’ho provata, quel misto di tenerezza, di nodo alla gola, di lacrime di piacere, di sapore di baci ormai lontani…di voglia struggente di sentire il calore di te, il tuo profumo..
Ti amo, è quello che importa, gli “altri” tutto questo non lo sanno, non lo capiranno e non saranno mai felici in avvenire come lo saremo noi due!

 

Il 5 aprile 1981 mamma muore. Papà porterà sul suo petto un medaglione con la sua fotografia per tutta la vita, fino alla sua morte, il 24 dicembre 2006.

Questa è la testimonianza del loro amore.