Sofia

Oggi mia sorella Virginia si sposa. Sposa il mio fidanzato, Paolo. Dovevo sposarlo io il Paolo, ci conosciamo fin da bambini, e ci siamo fidanzati quando avevamo 15 anni io e 18 lui. Ci siamo promessi, come si dice, e facevamo progetti, una casa tutta nostra, con il giardino, e un cane per far giocare i figli, quattro ne volevamo, due maschi e due femmine. E poi l’orto dietro casa, che le verdure fresche fan crescere bene i bambini si sa, e qualche albero da frutta anche, un melo, un pero, e poi susine e ciliegie e chissà che altro. Facevamo sogni, il Paolo ed io, e tutti lo sapevano. Lo sapevano i nostri genitori, che ci guardavano quando si andava uno a casa dell’altro per studiare, o almeno questa era la nostra scusa. Lo sapevano i nostri amici, i compagni di scuola, ci chiamavano i “fidanzatini” prendendoci un po’ in giro, ma in realtà invidiandoci. Mai un litigio, mai un dispetto, mai una mala parola fra di noi. Io non ho mai guardato un altro ragazzo, lui mai un’altra ragazza. Eravamo io e lui, sempre, e andava bene così.

Poi un giorno è arrivata mia sorella Virginia e me l’ha rubato. Io non sono mai stata granché bella: piccolina di statura, magrolina, poco seno e poche curve, capelli castani insignificanti, occhi castani. Una bella bocca, questo sì, che a Paolo piaceva baciare. E poi sono intelligente, mi piaceva studiare, leggere, un libro dietro l’altro, e con Paolo si discuteva di scrittori, di poesie, di letteratura.

Virginia invece è bellissima, alta, bionda, due occhi azzurri che paiono rubati al mare più profondo, curve al posto giusto, il seno né troppo né troppo poco, il giusto insomma. Si veste bene, le piace vestirsi, spende tutti i suoi soldi per acquistare abiti, scarpe, accessori e va spesso dal parrucchiere. Io invece mi acconcio i capelli in casa, dal parrucchiere vado quando devo tagliarli, che mi annoia passare tutto quel tempo a far nulla lasciando che altri si occupino della mia capigliatura.

Così un giorno Virginia è entrata in camera mia mentre con Paolo stavamo leggendo Neruda, e ha iniziato a parlargli facendogli gli occhi dolci. Io ho visto subito come lui la guardava, aveva cambiato espressione, e rideva ad ogni sciocchezza che lei diceva. Da quel giorno lei non mancava occasione per disturbarci quando eravamo insieme lui ed io, entrava in camera con una scusa qualsiasi, se Paolo si fermava a cena si sedeva accanto a lui e coglieva ogni occasione per sfiorarlo. E piano piano io mi sono accorta che Paolo quando veniva da noi la cercava, mi chiedeva “non c’è Virginia oggi?” fingendo indifferenza. Così oggi loro due si sposano, e io sono disperata e non so che fare!

 

Virginia

Oggi mi sposo. Sono tanto felice, sposo l’uomo che amo da sempre, Paolo, il mio Paolo. Ci conosciamo fin da bambini, andavamo a scuola insieme, e anche le nostre famiglie si conoscono da sempre e si frequentano. Per un certo periodo lui e mia sorella Sofia sono stati grandi amici, quando lei era piccola, verso i 14 o 15 anni gli stava sempre appiccicata, non lo lasciava mai in pace. Lui era più grande, ne aveva già 18 di anni, ma con mia sorella andava d’accordo e non voleva ferirla, così ci stava ad esserle amico. Gli piaceva leggere dei libri con lei, Sofia è molto intelligente e discute di letteratura, di poesie, cose che a me interessano poco. A Paolo invece piacciono anche a lui quelle cose, così capitava che passavano del tempo insieme a discuterne. Ma lei si era fatta tutto un film e andava in giro dicendo a tutti che lui era il suo fidanzato, che si sarebbero sposati, messo su casa e avuto tanti figli…figuriamoci! Proprio cose da ragazzine! Io non le davo ascolto, la lasciavo fare, e intanto mi divertivo che di ragazzi in giro ce n’erano molti che mi stavano dietro e m’invitavano ad uscire. Volevo divertirmi prima di accasarmi, non ero mica scema come mia sorella che sognava già la famigliola perfetta.

Paolo lo sapeva che tanto io ero “sua”, che prima o poi sarei tornata da lui e ci saremmo sposati. Non era geloso, anche lui si prendeva le sue libertà, eravamo ancora tanto giovani e volevamo goderci un po’ la vita prima di diventare adulti e prenderci le nostre responsabilità, che la vita non ti regala niente.

Poi un giorno l’ho visto con una donna un po’ troppo grande, e ho avuto paura, paura di perderlo. Così mi sono data da fare per recuperarlo, e non c’è voluto molto per farlo tornare da me. Mi dispiace per Sofia che ora sta soffrendo, ma lui era mio già da prima, da sempre. E oggi me lo sposo.

 

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Sofia – dieci anni

Oggi ero in cucina a fare merenda quando è arrivata Virginia con un amico, un suo compagno di scuola. “Si chiama Paolo” ha detto presentandolo alla mamma, “dobbiamo studiare insieme”, come a giustificarsi. Poi sono spariti in camera di Virginia, a studiare dice lei. Io lo so però che invece fanno altro, ascoltano musica, le canzonette che piacciono ai grandi, e poi parlano di cose da grandi. Dietro la porta chiusa li sento ridere e chiacchierare, e mi piacerebbe essere lì con loro e ridere anch’io, ma non posso lo so, sono troppo piccola. Virginia si arrabbierebbe con me e io non voglio che lei si arrabbiata, non mi piace quando è arrabbiata e mi tiene il muso. Così cerco sempre di fare la brava ed essere gentile con lei. Virginia ha quattro anni più di me, e guarda già i ragazzi. A me i maschi invece non interessano proprio, preferisco giocare con le mie amiche. Però questo Paolo amico di mia sorella è proprio bello, devo ammetterlo! Ha dei bellissimi occhi, un po’ grigi un po’ verdi, e un bel sorriso, con tanti denti bianchissimi, e quando ride la sua risata è frizzante. E’ anche gentile, mi ha scostato la sedia quando volevo alzarmi dal tavolo in cucina, e mi ha detto “prego signorina”. A me signorina non me l’aveva detto mai nessuno!… Io spero che presto si stanchino di ascoltare musica e chiacchierare chiusi in camera, e scendano di nuovo in cucina o in salotto, così posso stare un po’ con loro e guardare ancora Paolo che ride.

 

Virginia – quattordici anni

Che bello, oggi ho convinto il mio compagno Paolo a venire a casa mia. Con la scusa che dovevamo fare una ricerca per scuola mamma non si è preoccupata di fargli mille domande come fa di solito quando porto a casa un amico e ci ha lasciati salire in camera senza fare storie. Mi veniva da ridere a vedere la faccia di Sofia, la mia piccola e dolce sorellina. E’ rimasta a bocca aperta a guardare Paolo, lei che è ancora troppo piccola per apprezzare i maschi non riusciva a togliergli gli occhi di dosso. E quando lui le ha parlato è diventata tutta rossa e imbarazzata. Che ridere!

Poi Paolo ed io siamo saliti in camera e abbiamo messo su le musicassette che ci piacciono, e seduti per terra ci siamo messi a parlare di cose nostre. Lui mi piace, mi fa sempre ridere un sacco, e poi è bello, davvero bello. Non è come gli altri miei compagni tutti brufolosi, un po’ goffi, impacciati che non sanno spiaccicare una parola con le ragazze perché si vergognano. Lui no, lui è come se fosse più grande, e poi è intelligente e sa parlare di tante cose interessanti. Non che a me interessino molto queste cose di cui mi parla, ma mi piace ascoltarlo, e poi…bacia bene!

Però non deve credere che adesso siamo fidanzati, eh? Proprio no… ci sono anche altri ragazzi nella mia scuola che mi piacciono. C’è un tipo di due anni più avanti che mi guarda sempre quando passo in corridoio, e un giorno mi ha salutato. Non so ancora come si chiama, devo scoprirlo, devo chiederlo ad Aurora, lei conosce un po’ tutti lì dentro perché ha un fratello più grande. Magari vanno a scuola insieme, suo fratello e questo tipo. Glielo chiederò, così poi magari me lo presenta. Anche suo fratello non è male, magari ci potrei uscire una volta o l’altra…

La madre

Le mie due bambine le ho adorate da subito. Prima è nata Virginia, bella, bionda, delicata quanto una rosa, ma anche lei con le sue spine. Mi ha fatto dannare fin da piccola, esigente e capricciosa: se non la si accontentava erano capricci a non finire, metteva su dei musi che te li raccomando! Suo padre poi gliele dava tutte vinte. La domenica mattina se la prendeva con sé dopo la Messa e la portava al bar del Giulio dove si trovava con i suoi amici per l’aperitivo domenicale. Lei li aveva presto conquistati tutti, faceva il giro da uno all’altro che le facevano mille complimenti, e come sei bella, e come sei carina, e via dicendo. Lei si montava la testa, era inevitabile che succedesse, e diveniva sempre più esigente.
Crescendo poi le cose sono peggiorate, in un certo qual modo. Non c’era verso di farle mettere un vestito che non avesse scelto lei, o delle scarpe regalate dalle cugine più grandi, ancora nuove per carità, che certe volte le scarpe ai bambini scappano proprio via subito. Ma lei no, guai a mettere qualcosa che era già stato indossato da altri!

A scuola voleva sempre essere la prima, ma non nello studio, certo che no! prima nel banco davanti alla maestra, prima nella fila per entrare o uscire da scuola, prima sul pulmino che la portava da casa a scuola e ritorno. Prepotente, ma con la sua avvenenza le si perdonava tutto. Lei sorrideva sorniona, spalancava i suoi grandi occhi blu, e tutti cadevano affascinati ai suoi piedi.

Quattro anni dopo è nata Sofia, la sorellina. Virginia l’ha amata subito, non era particolarmente gelosa nemmeno da piccola, ha capito subito che poteva trasformare la sorellina in una sua schiavetta adorante e così è stato. Le faceva fare tutto quello che voleva – con il sorriso certo, non che le imponesse nulla – ma la piccola era come abbagliata dalla sorella maggiore, l’ammirava adorante e non sapeva sottrarsi al suo fascino.
Sofia era diversa, fin da piccola. Una bambina tranquilla, pacifica, non mi ha mai fatto perdere una notte, dove la mettevo stava. Quando c’era la sorella vicina si illuminava tutta, la guardava adorante fin da piccola. Quando ha iniziato a camminare la seguiva ovunque, con le sue gambette corte e cicciottelle cercava di tenerle dietro e quando l’altra si nascondeva o spariva dietro l’angolo, si guardava in giro smarrita chiamandola “inia?inia?” La chiamava “Inia” non sapendo ancora pronunciare bene il suo nome, e per molti anni rimase Inia per lei, un nomignolo che usava solo in casa e che Virginia tollerava solo dalla sorella.

 

Paolo

Oggi Virginia mi ha portato a casa sua. Ha detto alla madre che dovevamo fare una ricerca, in realtà siamo stati in camera ad ascoltare musica, chiacchierare, parlare di niente. Virginia mi piace, è bellissima e simpatica, a scuola le corrono dietro tutti e oggi quando hanno visto che veniva via con me erano tutti invidiosi.

La madre ci ha offerto la merenda in cucina, è stata molto gentile e mi ha fatto qualche domanda sulla mia famiglia, ma senza insistere più di tanto come fanno di solito i genitori delle ragazze quando vai a casa loro. Neanche noi fossimo dei marziani, o dei pericolosi criminali! Siamo ragazzi che vanno a scuola con le ragazze e vogliono essere amici. Tutto qua. A ogni modo quando siamo arrivati a casa sua, ho conosciuto sua sorella, Sofia. E’ più piccola, credo abbia dieci o undici anni, timida, un po’ impacciata, ma molto dolce. E anche intelligente, stava facendo merenda e ho visto che sul tavolo accanto a lei c’era un libro di Calvino. Non il barone rampante che quello l’hanno letto tutti, no, era un altro titolo… tipo le città invisibili mi sembra. Io ancora non lo conosco, quello. Chissà se è bello, glielo chiederò la prossima volta che la vedo.

Ho cercato di parlarle ma Virginia mi ha trascinato via subito e non ci sono riuscito. Domani voglio vedere se scopro in quale scuola va, che classe frequenta, mi piacerebbe parlarci un po’ con quella ragazzina. Non assomiglia a Virginia, una è bionda, alta, slanciata, l’altra è mora, piccolina, occhi scuri profondi, a modo su bella.

Per alcuni giorni non sono riuscito a togliermela dalla testa, questa Sofia. Così ho indagato un po’ e ho scoperto che viene alla nostra scuola, solo che è ancora alle elementari, frequenta la quinta classe. Ho saputo che è amica della sorellina di Luca, il mio amico, che aspetta tutti i giorni la sorella all’uscita per tornare a casa insieme. Così oggi sono andato con lui fuori ad aspettare, e come immaginavo le due ragazzine sono uscite insieme. Lei mi ha riconosciuto subito, e mi ha detto un “ciao” molto timido.

“Ciao Sofia” le ho risposto io, e la sua amichetta mi ha guardato stranita. “Ti va se ti accompagno a casa?” le ho chiesto io, senza badare allo sguardo dell’altra, che nel frattempo Luca aveva preso per mano e se la stava portando via.

“Se vuoi, va bene”. Ha risposto lei, e così ci siamo incamminati. Camminando ho iniziato a farle qualche domanda, le ho detto che avevo notato il libro di Calvino, se aveva voglia di parlarmene… lei subito ha preso la palla al balzo e ha iniziato a raccontarmi la storia, probabilmente sollevata di parlare di cose che conosceva. Ho cercato di rassicurarla, farle capire che volevo solo esserle amico, che essendo già amico di Virginia sarebbe stato bello essere amici anche noi due.

Lei poi mi ha chiesto che musica mi piacesse ascoltare, e io le ho citato alcuni gruppi che mi piacciono, i Dire Straits per esempio, e poi i Metallica, un mito per i ragazzi della sua età. Pensavo di fare colpo così, ma invece “Ma la musica classica non ti piace?” mi ha spiazzato lei invece. “Beh, sì, un po’, mi piace Mozart e Bach anche. A te?” E insomma, chiacchierando di libri e di musica eravamo arrivati a casa sua. A quel punto mi sono fatto coraggio e le ho chiesto se le andava di rivederci, magari per ascoltare un po’ di Mozart, o per leggere e discutere di qualche libro. Mi ha risposto che i suoi non le permettono di uscire da sola con un ragazzo, e questo lo capisco, ma che se volevo andare io a casa loro, riteneva che i suoi non avessero niente in contrario. Lo avrebbe chiesto alla mamma, comunque. Poi mi ha salutato ed è entrata in casa.

Io ho ripreso il mio cammino e mi sembrava di galleggiare. Non so cosa mi avesse preso, quella ragazzina mi ha aveva colpito nel profondo, più di tante belle compagne di scuola anche più grandi. Sofia aveva qualcosa di speciale che non sapevo definire ma che mi intrigava molto. Sentivo il desiderio di starle accanto, di proteggerla, ma anche di godere della sua compagnia, della sua intelligenza, della sua calma e dolcezza che mi faceva stare bene. Ovvio che fra noi ci sarebbe potuto essere altro, perlomeno per il momento, ma mi sarebbe andato bene anche solo la sua amicizia, poter trascorrere del tempo con lei. Era…ecco, rilassante. La parola giusta.

Il giorno dopo però ho dovuto fare i conti con una furia: Virginia aveva saputo e a scuola mi aveva affrontato infuriata. “Cosa credi di fare, imbecille? Mi fai le corna con la mia sorellina? Ma che sei, un pedofilo?” e via discorrendo. Ho tentato di spiegarle che non avevo cattive intenzioni, che con Sofia era stato solo un discorso intellettuale, e alla fine sono riuscito a calmarla. Spero abbia capito, perché se no saranno guai!

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Il padre

Quel disgraziato di ragazzo di Virginia si è preso una cotta per Sofia. Mia moglie dice che non è vero, ma io so che è così. Li conosco i ragazzi, si vede lontano un miglio che questo tipo ci muore dietro a Sofia. Che è ancora una bambina, porcapaletta! E io adesso cosa dovrei fare? Impedirgli di frequentare casa nostra? E come faccio, che sono tutto il giorno fuori casa, non posso mica controllare chi va e chi viene. E Giovanna, mia moglie, che dovrebbe intervenire. Ma comunque quando lo rivedo a questo Paolo gliene dico quattro, eh sì, non lascio mica correre eh. E anche Virginia comunque, perché non glielo dice lei che non è il caso che corra dietro a sua sorella? O che forse non se ne accorge? Ne dubito. Conoscendo Virginia con il suo caratterino, di sicuro gliele avrà già cantate. A meno che stia pensando di fargliela pagare in qualche altro modo… Quella sarebbe capace di tutto, di tutto ve lo dico io!

Ricordo quando era più piccola cosa ci ha fatto penare la ragazzina! E i jeans no che li portavano tutti, e la camicetta firmata sì, ma quella che voglio io non quella che volete voi. E poi “papi” mi diceva, tutta sorrisi e zucchero “me li compri quegli stivali? Ti prego papino….” E il papino si scioglieva come neve al sole, a guardarla con quel suo sorriso e quegli occhioni blu spalancati. E correva a comprarle gli stivali. Cosa non si fa per le proprie figlie, dico io. Che poi è una brava ragazza, eh, a scuola studia e prende buoni voti, certo non ottimi come Sofia, ma comunque non ha mai preso una bocciatura. E a parte queste cosucce non ha altri grilli per la testa. Non frequenta brutte compagnie, non si droga, non va in discoteca fino all’alba, non posso proprio lamentarmi, eh no.

Devo stare più addosso a Sofia, ad ogni modo. Forse si sente un po’ trascurata, lei che non è così bellina come la sorella, ma di sicuro più intelligente, forse soffre un po’ dell’attenzione che circonda Virginia, e lei si sente messa in secondo piano. Forse è per questo che quando questo Paolo le ha dimostrato attenzione, lei è caduta come una pera matura nelle sue spire, nel suo fascino. E’ una ragazzina, e i ragazzi più grandi attraggono le ragazzine come il miele le mosche. Non per niente si chiamano “mosconi”! E i mosconi ronzano, ronzano, ronzano… Ma ora ci metto io una bella carta moschicida, e poi voglio vedere!

 

Sofia – sedici anni

Paolo ed io ci siamo innamorati. Quando l’ho conosciuto avevo solo dieci anni, ma avevo capito subito che mi piaceva e che io piacevo a lui, anche se lui a quell’epoca stava con Virginia, e poi io ero piccola, ancora una bambina. Frequentavano la stessa classe loro due, e a volte studiavano insieme a casa nostra, per questo ci siamo conosciuti. Però lui ed io abbiamo capito subito che avevamo degli interessi in comune, che con Virginia invece lui non aveva. Lei è una persona diversa da me, legge poco, preferisce girare per i centri commerciali con le sue amiche, comprarsi trucchi e vestiti, mentre io preferisco frequentare le biblioteche, le mostre d’arte, e preferisco i negozi di dischi e le librerie.

Dopo qualche mese che loro due uscivano insieme, Virginia però l’ha lasciato e si è messa con un altro ragazzo, uno che giocava a basket, e poi ancora con un altro ancora, non trovava pace poverina. Paolo allora ha sempre cercato il modo di frequentarmi, mi aspettava fuori da scuola, mi accompagnava a casa, mi telefonava e facevamo lunghe chiacchierate al telefono. Sempre quando papà non era in casa però, perché quando aveva notato che Paolo mi stava intorno si era molto arrabbiato. Se l’era presa con Virginia che l’aveva portato in casa, e poi con la mamma che glielo aveva permesso, ma loro cosa ci potevano fare? Mica era colpa loro, no, se noi ci sentivamo attratti. Capivo che papà pensava da uomo, e ovviamente era preoccupato che Paolo potesse farmi del male. Fin che lui stava con Virginia, tollerava la sua presenza in casa, ma dopo…non voleva nemmeno sentirlo nominare! A mamma invece stava bene che lui mi frequentasse, aveva capito che non facevamo niente di male e che anzi mi faceva bene parlare con Paolo, mi faceva “uscire dal mio guscio” come diceva lei. Avevamo tanti interessi in comune, e vedevamo le cose allo stesso modo; leggevamo gli stessi libri e poi ne discutevamo, lui sapeva darmi buoni consigli e mi faceva capire certi autori per me ancora un po’ difficili.

Ora che sono cresciuta, anche se sono ancora giovane, papà ha accettato finalmente che noi due ci frequentiamo. Però pretende che lui venga in casa quando ci sono lui o mamma, e non mi lascia uscire la sera da sola con Paolo. Lo capisco, e lo accetto, anche se ora vorrei un po’ più di libertà. Papà è così protettivo a volte! Ma lo fa per il mio bene, lo so.

 

Virginia – vent’anni

Ieri dopo parecchio tempo ho rivisto Paolo. Poverino, come si è ridotto! Quella scema di mia sorella lo sta trasformando in un suo burattino, gli fa fare tutto quello che vuole lei. Lo trascina a vedere mostre di cui non gliene frega niente, lo porta a sentire conferenze pallosissime e soporifere, lo costringe a leggere mattoni uno dopo l’altro. Mi ha confessato che non ne può più, poveretto. E pensare che quando eravamo a scuola insieme – e ci siamo anche frequentati per qualche mese – era un tipo così allegro, disinvolto, con un sacco di amici. E’ sempre stato un tipo intellettuale, questo sì, non era uno sportivo come lo era Massimo per esempio, che passava le sue giornate a giocare a calcio e a basket. Però frequentava un bel giro di amici, la sera d’estate ricordo che si andava sulla spiaggia tutti in gruppo, qualcuno portava delle birre, qualcun altro aveva sempre una chitarra e ci si metteva a cantare e si passava la serata così, cazzeggiando. C’era chi amoreggiava, si formavano coppie, altre si disfacevano, ma si rideva e si prendeva la vita con leggerezza. Non si faceva nulla di male, ci si divertiva e basta, e Paolo era fra questi anche lui. Ora invece mi dice “devo scappare, Sofia mi aspetta, andiamo a sentire una conferenza” e aveva lo sguardo vacuo e spento, si capiva che avrebbe preferito fare tutt’altro.

E’ sempre un bellissimo ragazzo, questo per fortuna non è cambiato, e nel rivederlo ho sentito una punta di nostalgia per la nostra relazione. Allora eravamo molto giovani, ragazzi alle medie se non ricordo male, però lui mi piaceva già molto. E ora ho sentito di nuovo quell’attrazione, e avrei voluto che lui mi abbracciasse invece che salutarmi solo con un bacio sulle guance. Sarà che al momento sono single, come si dice, è da un po’ che non ho un ragazzo, ma da ieri non faccio che pensare a lui. Che però adesso è il ragazzo di Sofia… e mica posso portarglielo via, no? Però ne avrei una voglia…

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Paolo

L’altro giorno ho incontrato Virginia. Era tanto tempo che non la vedevo, da quando lei è andata a studiare in un’altra città non ci siamo più incontrati. Mi ha fatto molto piacere rivederla, è sempre bellissima come ricordavo, ma anche più matura, più…come dire, più saggia forse. Non è più quella ragazzina “matta” che ti faceva perdere la testa, si vede che è cresciuta ed è maturata, sempre allegra e disinvolta, ma anche più seria. Mi ha raccontato della sua Università, dei nuovi amici, della vita del campus, mi ha anche confessato che al momento non sta con nessuno… e a quel punto mi è venuta una punta di nostalgia per lei. Anche se eravamo ragazzini all’epoca la storia con lei è stata importante per me. Stavamo bene insieme, lei mi dava quel tocco di leggerezza che io non ho e che nella relazione con Sofia manca. Sofia è adorabile, le voglio molto bene, non c’è che dire, però a volte…sento come un peso, una fatica, mi sembra che tutto nella nostra relazione sia faticoso e richieda impegno. Sarà che Sofia è così intellettuale…per lei niente è abbastanza culturale, serio, da approfondire, studiare a fondo. Io ogni tanto vorrei un po’ più di leggerezza, anche di infantilismo se vuoi. In fondo siamo ancora giovani, no? Abbiamo il diritto anche di fare scemenze, di sbagliare, di fare cazzate. Lei invece no, si prende troppo sul serio, guai a lasciarsi un po’ andare.

Ieri poi mi ha portato a sentire una conferenza così pallosa che mi sono quasi addormentato. Non vedevo l’ora che finisse per potermene uscire, desideravo solo andare a bermi una birra e fare due tiri a freccette nel solito bar sotto casa. Invece no, perché dopo la conferenza mi ha trascinato a vedere il vernissage di quel pittore esordiente che nessuno conosce, solo lei a quanto pare, e che a mio parere non vale i soldi delle tele su cui dipinge.

A parte questo con lei sto bene, non posso negarlo, è gentile, carina, affettuosa, e con lei parliamo di tante cose e non ci stanchiamo mai di stare insieme. Però quando ho rivisto Virginia, qualcosa si è smosso dentro di me. Avevo voglia di abbracciarla, stringerla forte contro di me, sentire il suo profumo, l’odore della sua pelle e dei suoi capelli, affondare il viso nell’incavo del suo collo, un luogo così delizioso…Mi sono un po’ vergognato di me stesso, per questi miei desideri così prepotenti, e ho pensato subito a Sofia, con la sensazione di tradirla. Irrazionale, lo so, ma non ho potuto evitarlo. In questo momento mi sento un po’ confuso, sono sincero, forse devo solo prendere un po’ le distanze da entrambe per capire cosa voglio veramente.

Sofia

Da un po’ di tempo mamma non sta bene, siamo tutti preoccupati. Anche Virginia, che è tornata a casa per trascorrere un po’ di tempo con la famiglia. Ieri mamma si è sottoposta a nuovi esami, aspettiamo di conoscere gli esiti e intanto l’accudiamo come meglio possiamo. O meglio, io l’accudisco, perché alla fine tocca sempre a me occuparmi degli altri. Di papà che è spaventato all’idea che mamma possa avere qualcosa di grave, di Virginia che sembra negare l’evidenza e fa come sempre la superficiale, ridendo e scherzando come se niente fosse; anche di Paolo, che in questi ultimi giorni sento lontano e distratto, poco affettuoso. Non so cosa gli stia capitando, forse anche lui è spaventato all’idea che mamma sia grave. In fondo ormai fa quasi parte della famiglia, e mamma è sempre stata molto affettuosa con lui, gli vuole bene come ad un figlio. O forse mi vede così occupata a badare a mamma e al resto della famiglia che pensa che non abbia più tempo per lui. Non è vero ovviamente, lui è sempre al primo posto nei miei pensieri, è solo che mi sento in dovere di prendermi cura dei miei genitori, e in modo traverso anche di mia sorella.

Stamani poi Virginia mi ha proprio fatto arrabbiare, se n’è uscita che vuole portare mamma prima dal parrucchiere e poi a fare shopping. Come se fosse di quello che ha bisogno! Invece che di cure, riposo, attenzioni premurose. Mia sorella non la capisco proprio, è così egoista, pensa solo a se stessa e a ciò che le fa piacere. Edonista, ecco cos’è. Nemmeno di papà si preoccupa, dovrebbe stargli vicino e rassicurarlo come faccio io, lei invece minimizza e chiacchiera con lui di banalità tutto il tempo. Ride e scherza come se in casa non ci fosse questa atmosfera di attesa sospesa, di tragedia incombente. Solo io la percepisco? Possibile che nessuno degli altri si renda conto che potrebbe davvero essere qualcosa di grave? Come fanno a non preoccuparsi?

 

Virginia

Da quando mamma non sta bene c’è un’atmosfera cupa in casa che mi opprime terribilmente, e chi la fagocita è Sofia. Come al solito lei volge tutto in tragedia. Mamma sta male? Di sicuro è qualcosa di grave e sta per morire. Papà è triste? Sta già vivendo il lutto per la perdita. Mammamia, non la sopporto più! Oggi volevo portare mamma a svagarsi un po’, dal parrucchiere a farsi un taglio un po’ più moderno, e poi magari a comprarsi qualcosa di carino che la tiri un po’ su, poi un tè in qualche bella pasticceria del centro. Sapeste le tragedie che ha fatto! Cosa non mi ha detto! “Tu sei un incosciente, non ti rendo conto di come sta mamma! Ha bisogno di riposo, mica di andarsene in giro a fare shopping!” Neanche le avessi proposto la maratona…

E’ sempre lì che corre per casa, sta dietro a babbo che poverino non sa più come scrollarsela di dosso, sta dietro a mamma e in questo modo la fa preoccupare di più di quanto già non lo sia, e trascura Paolo (e di questo sono contenta, lo ammetto) che già mi pare non abbia più tanto interesse per lei. Non viene più tanto spesso in casa, forse proprio anche per l’atmosfera cupa che si respira qua da qualche tempo, e dato che Sofia è così occupata a prendersi cura degli altri, non vanno nemmeno più tanto in giro per le loro cose. Così io ho via libera…infatti ieri gli ho telefonato e gli ho proposto di vederci per un aperitivo in centro. Ha accettato subito, ovviamente ho preso la scusa che in casa non si respirava più per le attenzioni esagerate di Sofia, e lui mi ha dato ragione. La giustifica, ovviamente, dice che lei è così generosa che non può fare a meno di occuparsi degli altri. Va bene, lo ammetto, lei è così, però a me sembra che ci sia modo e modo di occuparsene. Anche perché francamente non si sa ancora cosa abbia mamma, non è detto che sia qualcosa di così grave, oggi anche le malattie più gravi si possono curare bene, bisogna avere fiducia nei medici e nella medicina che ha fatto grandi passi avanti.

Ma tornando a Paolo, ieri sera è stato proprio carino con me. Appena incontrati mi ha abbracciato forte, sembrava non volesse più lasciarmi andare, e poi continuava a toccarmi, mi prendeva la mano mentre mi spiegava qualcosa, mi toccava la spalla, alla fine mi ha fatto perfino una carezza sulla testa. Insomma, è stato molto affettuoso e mi è sembrato di essere tornati ai vecchi tempi, quando io e lui ci frequentavamo.

Quando ci siamo separati gli ho proposto di rivederci questa sera per cena, e lui mi ha detto “perché no”… ho pensato di proporgli di cucinare qualcosa da lui, con la scusa che sarò stanca dopo aver portato mamma in giro per compere, e che non ho voglia di uscire al ristorante. Così se saremo già a casa sua sarà più facile riconquistarlo e farlo mio!

 

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Virginia

Da qualche giorno sono tornata all’università, lasciando mamma, anche se sarei voluta starle vicina in questo periodo così difficile per lei. Alla fine è uscito che sì, ha un tumore, ma per fortuna è stato scoperto in tempo e ora la stanno curando. Però le cure la debilitano molto, non ha più forze, è sempre molto stanca e non riesce a fare nulla. Papà e Sofia le stanno vicini per fortuna, e fanno tutto loro. Io ho fatto la mia parte fino a che ho potuto, ma ora sono sotto esami e sono dovuta rientrare in sede per le nuove sessioni. Appena mi libero ritornerò a casa.

Con Paolo gli ultimi tempi prima che mamma si ammalasse sono stati belli, ci siamo rivisti parecchio all’insaputa di Sofia, che ha continuato a pensare che lui stesse con lei. Lo considera il suo fidanzato, anche se lui non ha mai parlato di fidanzamento o altro. E’ così ingenua la mia sorellina! Mi fa tenerezza… Se non impara a farsi un po’ di corazza soffrirà parecchio nella vita. Io invece non mi faccio illusioni di uomini è pieno il mondo, e anche se Paolo mi piace molto, non mi considero fidanzata o impegnata più di tanto. Voglio ancora divertirmi, godermi la vita, fare esperienze.

Però qualche giorno prima di ripartire l’ho visto per caso con una donna più grande. Camminavano per strada e lei lo teneva sottobraccio. Lui sembrava interessato a lei, le parlava e le sorrideva, era tenero si vedeva. Poi sono entrati in una caffetteria e dalla vetrina li ho visti che si sedevano a un tavolino e parlavano fitto, le teste vicine. Ho provato una punta di gelosia, avrei voluto essere io quella donna. Sarei voluta entrare e affrontarlo, ma con che diritto? Non ho diritti da far valere con lui, non siamo fidanzati né promessi. Anche se io so che lui ci tiene a me, così come io tengo a lui. So che siamo destinati a stare insieme in futuro. Ora con mamma in quelle condizioni non ho proprio la testa per pensare a riconquistarlo. Però quella donna m’impensierisce, non è Sofia che è una ragazzina ancora, e poi è mia sorella e la conosco bene. Questa donna non so chi sia, cosa pensi, cosa voglia da lui, si vede che è più grande di lui ma non così tanto da essere altro. Non certo sua madre, o una sua insegnante, questo no. Avrà quattro o cinque anni più di me, e quindi pericolosa. E’ anche molto bella, affascinante, ha un certo non so che attrae, forse è il modo di porsi, di sorridere, le fossette che le appaiono quando sorride, i capelli voluminosi e lucenti, appena mossi. E’ bella, non c’è che dire. Ed io qui mi rodo, a essere lontana e non sapere come stanno le cose. Non posso competere se non sono presente. Dovrei forse parlare a Sofia, metterla in guardia così che sia lei intanto a tenere d’occhio Paolo, se rimane legato a lei, corro meno il pericolo di perderlo per quest’altra donna. O per qualche altra, se è per questo. Gli uomini, si sa, sono per natura poco fedeli, e basta un niente a far girare loro la testa.

Appena avrò dato questi esami ritornerò a casa, oltre ad occuparmi di mamma e dare il cambio a Sofia e a papà, riprenderò i contatti con Paolo e cercherò di capire come stanno le cose. Se si vede ancora con “lei”, o se vede altre donne, e agirò di conseguenza. Lui è mio, lo è da sempre, e sempre lo sarà.

 

La madre

Da quando mi sono ammalata le mie figlie mi sono state molto vicine entrambe. Anche Virginia, che solitamente sempre così superficiale e “farfallina” in realtà era preoccupata per me e si è rivelata assai premurosa e attenta ai miei bisogni. Ora è dovuta ripartire perché aveva la sessione di esami, ma mi ha promesso che tornerà subito non appena terminato. Ho cercato di rassicurarla, dirle che non c’è bisogno, che c’è già papà e sua sorella che si prendono cura di me, ma lei non ha voluto sentire ragioni. So che tornerà, è così cara, si sta rivelando assai matura e saggia malgrado una sua apparente leggerezza. Sono molto fiera di lei, di loro due.

Di Sofia non ne parliamo, non mi lascia un momento, è sempre qui accanto a me, premurosa e sollecita come solo lei sa essere. Quasi troppo, temo che si dia troppa pena e rinunci alla sua vita per badare a me. Sta trascurando gli studi, e questo mi dispiace molto, lei che è sempre stata così studiosa. Una cosa positiva però c’è stata, e cioè che ha lasciato perdere un po’ quel suo amico Paolo. Sofia quando fa qualcosa si butta a capofitto fino in fondo, non ha mezzi termini, non si accontenta di un’amicizia, no per lei lui era già il suo fidanzato, si vedeva già proiettata con l’abito bianco da sposa. Così giovane! Sarà che è ancora immatura, sarà il suo carattere, non so, ma la cosa mi preoccupa un po’. Perché quel giorno che dovesse incontrare un mascalzone cadrebbe dritta nelle sue braccia! Spero che con il tempo maturi un po’ e si faccia un po’ più realista e pragmatica. Noi, suo padre ed io, cerchiamo di metterla in guardia, le parliamo continuamente dei pericoli della vita, dell’essere troppo disponibili con gli altri, di farsi un po’ più scaltra, ma lei proprio non riesce a vedere il male dietro le azioni degli altri.

 

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Virginia

Da quando ho scoperto che Paolo si vede con un’altra donna sono come impazzita di gelosia. So che è colpa mia, ho giocato troppo a lungo con lui, e ora ne sto pagando le conseguenze. Lo ammetto, ho paura di perderlo per sempre, tengo troppo a lui per rinunciare. Mi fa male il cuore, quello posteriore come dice Eshkol Nevo; mi fa male lo stomaco, si stringe in una morsa che mi procura dei crampi terribili; la notte non dormo più, mi rigiro nel letto e i pensieri si rincorrono come cavalli imbizzarriti, lasciandomi al mattino a pezzi e frastornata dalla notte insonne. Non so come ho fatto a terminare gli esami che dovevo ancora dare, è stato un miracolo se sono riuscita comunque ad ottenere buoni voti. Poi sono tornata a casa, mamma sta meglio per fortuna, ma chi ora sta male sono io. Sto facendo cose pazze! L’ho cercato al cellulare ma lui non mi risponde, non vuole più parlare con me a quanto pare. Così qualche notte fa sono stata per ore nascosta nel suo portone, aspettavo che rincasasse per parlargli, c’era puzzo di chiuso, di minestrone, e quando qualche inquilino entrava o usciva mi nascondevo nel vano delle scale della cantina. Non mi ha visto nessuno, mi sono seduta sui gradini e ho aspettato, aspettato, aspettato. Faceva freddo, mi sono stretta nel giaccone e ho avvolto la sciarpa fin sulla testa. Ma di Paolo nemmeno l’ombra. Non è rientrato, di sicuro ha trascorso la notte con “lei”. Verso mattina sono rientrata a casa, infreddolita e con le ossa rotte. Mi sono buttata sul letto e sono piombata in un sonno senza sogni.

Però non mi sono arresa, la sera dopo mi sono appostata davanti alla casa di lei, sul marciapiedi di fronte, un po’ nascosta da una edicola di giornali. Faceva molto freddo, ma memore della notte precedente mi ero coperta ben bene, avevo messo perfino gli stivali con il pelo, quelli che uso quando andiamo in montagna in inverno. Le luci di casa sua erano accese, so qual è il suo appartamento perché Sofia ha saputo come si chiama e ho letto il nome sul campanello. Ad un certo punto l’ho visto arrivare, era sicuramente Paolo, ho riconosciuto la sua camminata così tipica. Non ha nemmeno suonato, ha aperto il portone con la chiave ed è entrato. Poco dopo l’ho intravvisto dalle finestre, si sono abbracciati e spostati in un’altra stanza. Sono rimasta lì a lungo, cercavo di capire dai loro movimenti cosa stessero facendo, la gelosia mi rodeva dentro, di sicuro hanno cenato e bevuto, poi le luci si sono abbassate e ho capito che si erano ritirati in camera da letto. Avrei voluto dare fuoco alla casa, mettere una bomba, chiamare la polizia e dire che c’era un terrorista… mille pensieri mi hanno attraversato la mente, vedevo mille soluzioni una più assurda dell’altra. Volevo solo che lui uscisse da quella casa, per non tornarci mai più.

 

Sofia

E’ tutta colpa di Virginia. Da quando si è messa in mezzo fra me e Paolo, le cose hanno iniziato ad andare male. Mi sono accorta che lui non era più così premuroso con me, trovava scuse per non accompagnarmi quando gli proponevo un film, una mostra, una conferenza. Ho sperato che non fosse vero, che la mia fosse solo una sensazione, ma poi un pomeriggio uscendo dalla biblioteca comunale li ho visti, camminavano a braccetto e Virginia se lo teneva ben stretto. Sono entrati in un bar e lei rideva buttando indietro la testa come fa quando vuole conquistare qualcuno. Li ho raggiunti fingendo di passare di lì per caso, erano seduti ad un tavolino e lei si chinava in avanti con la camicetta sbottonata, lasciando intravvedere tutto. Mi sono vergognata per lei che usa quei mezzucci per riprendersi Paolo, per poi magari buttarlo nuovamente via quando si sarà stufata. Quando mi hanno vista, mi hanno invitata a raggiungerli, naturalmente fingendo indifferenza, ma io vedevo bene che lui era in imbarazzo. Virginia no, anzi si divertiva in quella situazione, giocando con i nostri sentimenti. In quel momento l’ho odiata. Una volta a casa l’ho affrontata, ma lei ha negato tutto. “Ma che ti viene in mente? Guarda che ci siamo incontrati per caso. Dai piccola, non sarai mica gelosa eh?

Certo che sono gelosa, avrei voluto risponderle. Come faccio a non essere gelosa di te, che sei più bella, più disinvolta, più disinibita di me, e che mi stai rubando il fidanzato senza pensarci due volte, solo per il tuo piacere di distruggere qualcosa di bello che tu non hai e non puoi avere.
Ora però ho avuto la mia vendetta: ho fatto in modo che Virginia sapesse che Paolo ora frequenta un’altra donna, e adesso è il suo turno di essere gelosa. Da quando è tornata a casa e l’ha saputo, non si dà pace, incapace di accettare la sconfitta. Passa le notti al freddo a spiarli davanti a casa loro, lo tempesta di telefonate alle quali lui non risponde, si aggira nei suoi bar soliti sperando di incontrarlo. Mi sa che fra poco Paolo dovrà chiedere un provvedimento restrittivo nei suoi confronti!

 

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Paolo

Anche oggi ho intravvisto Virginia che mi seguiva, come fa da diverso tempo ormai. Mi fa tenerezza poverina, si vede lontano un miglio che soffre, è gelosa da morire. Si apposta sotto casa mia o sotto casa sua, mi segue nei bar che sa frequento di solito fingendo di capitare lì per caso, qualche notte l’ho beccata a rimanere per ore fuori al freddo per spiarci in casa, sperando di vedere chissà che, o sperando forse si sbagliarsi e che io uscissi per parlarmi. Mi cerca spesso al cellulare, ma io o non rispondo, o se rispondo taglio corto e sono piuttosto freddo con lei. Mi dispiace che stia soffrendo, ma era ciò che un po’ speravo.

La verità è che stata lei la prima a lasciarmi, dopo avermi fatto innamorare di lei, e in seguito si è messa anche fra me e Sofia, anche se con Sofia avrebbe dovuto capirlo che non era una cosa seria. Con Sofia ci stavo per poter frequentare ancora casa sua, per vederla ogni giorno o quasi, per starle comunque vicino. Ho sempre sperato che tornasse da me, perché chi mi è sempre piaciuta, chi mi è entrata dentro, sottopelle direi, è proprio lei. E sarà lei per sempre, solo che lei ancora non lo sa.

Ci tengo a tenerla ancora un po’ sulla corda, sono certo che non mollerà la presa tanto facilmente. La conosco molto bene, fin da quando eravamo bambini in fondo, so che quando vuole qualcosa è testarda e non molla fino a che non riesce ad averla. Sarà così anche con me, o perlomeno glielo lascerò credere. Lei a giocato con me? Bene, ora sono io che gioco con lei. Ho temuto quando sua madre si era ammalata, perché allora l’ho sentita veramente distante, preoccupata, concentrata solo sul benessere di sua mamma. Ma poi per fortuna lei si è ripresa, tant’è che Virginia era tornata all’università per terminare gli studi. L’ho sempre tenuta d’occhio da lontano, ho le mie “spie” fra i miei amici, e sapevo sempre dov’era e cosa faceva. Così quando Elettra mi ha annunciato che sarebbe venuta a lavorare in città per uno stage di sei mesi, ne ho approfittato. Elettra ed io siamo quasi fratello e sorella, lei era stata data in affido ai miei genitori quando io ero bambino, siamo praticamente cresciuti insieme. Abbiamo condiviso l’infanzia, i giochi, le litigate, mamma e papà. Quando è arrivata qui, le ho spiegato la situazione e lei si è prestata ben volentieri a fingersi la mia attuale fidanzata. Dietro le tende le sera spiavamo Virginia che ci spiava, un gioco reciproco, e ridevamo della sua gelosia. Un po’ cattivelli, lo ammetto… ma talvolta ci vuole un po’ di cattiveria, con certi caratterini. A maggior ragione perché a quella donna io ci tengo veramente. Mi è spiaciuto non poterlo dire a Sofia, avevo paura che la ragazza si tradisse e rivelasse tutto alla sorella. In fondo le due sono molto legate, e probabilmente la lealtà verso sua sorella alla fine avrebbe prevalso. Vedendola soffrire di gelosia si sarebbe lasciata scappare la verità, e allora addio progetto di recuperare il mio amore! Perché io voglio riavere Virginia, tutta e sola per me. La voglio sposare, costruire con lei il mio futuro, avere dei figli e crescerli insieme.

Devo giocare bene le mie carte, per portare a termine il mio progetto. Elettra rimarrà qui ancora un paio di mesi, ma non voglio tirare troppo la corta, non vorrei che alla fine Virginia si rassegnasse e decidesse che io non le interesso più. Devo fare in modo che continui a desiderarmi, per potermi poi offrire a lei, come se fosse stata lei a scegliermi. Psicologia pura!

 

Sofia

Povera Virginia, si sta struggendo veramente per Paolo, che nel frattempo se la gode con un’altra donna. All’inizio ero contenta, mi stavo vendicando di lei, ma ora mi sembra che Inia abbia capito di aver sbagliato e sia pentita di averci fatto soffrire. Perché sono sicura che anche Paolo abbia sofferto, quando lei se l’è ripreso rubandolo a me. E forse è anche giusto che sia andata così, forse Paolo non era la persona giusta per me, ora ho incontrato un altro ragazzo con il quale sto molto bene, abbiamo un po’ gli stessi gusti e interessi ma anche cose che ci piace fare ognuno per conto proprio. Spero che questa storia continui, io ho imparato a viverla con leggerezza maggiore di quanto non facessi con Paolo, e forse così eviterò di ripetere gli stessi errori.

 

Virginia

Basta, non ne posso più! Non ne posso più di stare fuori al freddo la notte sperando di incrociare Paolo, non ne posso più di seguirlo nei bar fingendo di capitare lì per caso, non ne posso più di questa gelosia che mi rode dentro. Voglio un po’ di pace! Ho capito di aver sbagliato, prima nel “rubare” Paolo a Sofia, poi nel lasciarlo nuovamente per uscire con altri ragazzi, e ora che lo rivorrei lui sta con un’altra. Forse è la lezione che dovevo imparare, che nella vita non tutto si può avere e che soprattutto non si possono obbligare le persone ad amare chi vogliamo noi. Devo dirglielo, devo trovare il modo di parlargli e dirgli che mi dispiace, che mi pento di aver fatto soffrire sia lui che Sofia, e che ho imparato la lezione. Poi lo lascerò andare. Per sempre.

 

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Epilogo

Sapevo che di domenica Paolo va sempre a pranzo dai suoi genitori, così mezz’ora prima con una scusa mi sono presentata a casa loro. Ero certa che in questo modo l’avrei potuto incontrare e parlargli, finalmente. Sua madre è stata felicissima di vedermi, mi ha perfino chiesto di fermarmi a pranzare con loro, ma ho detto che non potevo volevo solo parlare con Paolo, l’avrei aspettato se a loro non davo fastidio. “Ma che fastidio! Siamo felici di rivederti.” Ha aggiunto suo padre alzandosi dal divano per venire ad abbracciarmi. Tutti molto gentili e affettuosi, come sempre. Poi è arrivato Paolo. Una grande emozione nel trovarmelo finalmente di fronte, mi sono trattenuta a stento dall’abbracciarlo. “Devo parlarti Paolo, seriamente.” Gli ho solo detto. Lui ha capito, mi ha preso per mano e siamo usciti in veranda.

Lì ho aperto il mio cuore, gli ho detto di quanto ero stata sciocca, prima per averlo lasciato andare anni prima, poi per aver fatto del male a Sofia riprendendo la relazione con lui. Poi mi sono scusata per il mio comportamento degli ultimi tempi, quando rosa dalla gelosia l’ho seguito ovunque, mi sono appostata qua e là per spiarlo insieme alla sua nuova “fidanzata”. Gli ho spiegato che non volevo fare del male a nessuno, che ero sempre stata innamorata di lui ma come una sciocca avevo voluto giocare, certa di poterlo riavere quando lo avrei voluto. Non mi rendevo conto che così giocavo anche con i suoi sentimenti, e con quelli di altre persone, e mi sono vergognata di me stessa. Non avevo giustificazioni, se non che in quel periodo ero superficiale e non riflettevo sulle mie azioni come invece poi ho imparato a fare. Gli ho chiesto di perdonarmi, se poteva, e di chiedere scusa anche alla sua nuova compagna, alla quale auguravo ogni bene.

A quel punto è successa una cosa strana, Paolo mi ha preso fra le sue braccia e mi ha baciata. Un bacio lungo, tenero e appassionato allo stesso tempo. Non capivo…mi sono staccata da lui e l’ho guardato negli occhi. Sorrideva, non mi lasciava andare, mi ha stretta più forte e mi ha baciato ancora. Allora mi sono lasciata andare al suo abbraccio e ho ricambiato quel bacio che sigillava…cosa? Ancora non lo sapevo, ma era bello essere lì in quel momento.

Sei una sciocchina! Proprio una sciocca ragazza, non hai ancora capito che io amo solo te? Sei sempre esistita solo tu Virginia.”

E mi ha rivelato l’inganno, chi fosse Elettra, e di come aveva voluto darmi una lezione. Non sapevo se ridere o piangere, se arrabbiarmi o sentirmi offesa per la presa in giro, per le tante ore insonne e il gelo notturno subito… Ma di nuovo lui mi ha baciato e non ho fatto nulla di tutto questo. Ho sentito una grande pace scendere dentro me, mi sono sentita come fossi diventata liquida, avevo abbassato tutte le difese, la mia corazza era andata in pezzi, letteralmente. Ho capito che era così, che lui mi amava, che io amavo lui, e niente e nessuno avrebbe potuto più separarci. Non avevo più bisogno di difendermi dal mondo esterno, ora c’era Paolo accanto a me e insieme avremmo affrontato tutto, la nostra nuova vita si apriva davanti a noi.

Sposami, Virginia. Voglio trascorrere con te il resto della nostra vita, costruire una famiglia, crescere e vivere con te. Sposami!”

Non sono riuscita a parlare, l’ho solo baciato e annuito commossa. Poi lui mi ha preso per mano e siamo rientrati in casa, mi ha trascinato in cucina dove due stupiti genitori ci osservavano, esclamando “Virginia ed io ci sposiamo!”

Ma che bella notizia! Evviva” Esclama la madre abbracciandomi. “Dobbiamo festeggiare, apro subito una bottiglia di quel buon vino che tenevo da parte.” Aggiunge suo padre avviandosi verso la cantina.

Io ero ancora frastornata, in un lampo tutto era cambiato. Ero venuta lì per umiliarmi, chiedere scusa, lasciare Paolo per sempre e invece mi ritrovavo sua prossima sposa. Ma questa è la vita, ho pensato, che ti cambia le carte in tavola quando meno te l’aspetti.

O forse quando finalmente iniziamo a capire. Capire noi stessi per prima cosa, accettando di noi anche quelle parti che nascondiamo perché non ci piacciono, perché ci è stato detto che non era bello mostrare quei sentimenti, non era giusto provare certe emozioni. E allora diventiamo altro da noi, ci comportiamo come gli altri si aspettano, soffocando i nostri veri impulsi, i nostri veri sentimenti. Ora finalmente l’avevo capito, anche grazie al mio amore, e da quel momento ho promesso a me stessa che avrei cercato sempre di essere fedele prima di tutto a me stessa.