La figlia di mia cugina si sposerà fra una quindicina di giorni. Sono molti anni che vive con il suo ragazzo, forse dieci, e ora si sono decisi a fare il “grande passo”. Sono giovani alternativi, per cui sarà un matrimonio solo civile, scelta obbligata per poter vivere uno nella nazione dell’altro, essendo i due di diverse nazionalità.
Ciò non toglie che in famiglia ci sia emozione, condivisione dei preparativi, aspettative presenti e future. La cugina mi racconta di come si sia emozionata togliendo dalla scatola dove li conservava i gioielli di sua madre, lasciatele per trasmetterli alla propria figlia, in un rito che si ripete generazione dopo generazione. Malgrado le ribellioni e il rifiuto dei conformismi della ragazza, ecco che nel momento del diventare adulta e unirsi ad un altra persona per formare una nuova famiglia, lei abbia comunque accettato e condiviso la tradizione.

Al contrario di ciò che fece mia figlia a suo tempo. Anche lei si è sposata principalmente perché lo sposo era di un’altra nazionalità, e per vivere e lavorare nella stessa nazione era tutto più semplice se fossero stati sposati. Anche lei ha scelto il matrimonio solo civile, un po’ per convizione un po’ perché lui è anche di un’altra religione. Ma a differenza di mia nipote lei non ha mai voluto condividere i momenti salienti della sua vita con me o con altri della famiglia.

Io che con mia madre vivevo quasi in simbiosi, non capivo questo suo bisogno di tenermi lontana nei momenti importanti della sua vita. Non mi ha voluto al suo matrimonio, dove si è presentata con solo il suo futuro marito e due loro amici come testimoni. Non mi ha voluto accanto alla nascita del suo figlio né del secondo, nemmeno nelle giornate successive quando si ha più bisogno di un aiuto per tutto. Mi ha chiesto almeno due settimane prima di concedermi la visita per conoscere il mio nipotino, complice il fatto che vive a seimila chilometri di distanza e quindi non avrei comunque potuto fare “un salto in clinica”.

Questo suo bisogno di tenersi per sé i momenti importanti continuo a non comprenderlo, ma lo accetto perché parte di lei, e ormai l’ho superato. Però mi rattrista, e quando capita come ora che qualcuno mi racconti la sua storia, non posso che provare invidia. Credo che qualunque madre – o genitore che sia – sogni il giorno del matrimonio della propria figlia. La scelta dell’abito, dell’acconciatura, del luogo della cerimonia e dei festeggiamenti, che siano grandiosi o semplici, religiosi o civili non importa, quello che è importante è vivere quei momenti insieme. Ricordo che quando mi preparavo al mio matrimonio, mia madre essendo in vacanza lontano con mio padre, non so più per quale motivo (gli suoceri vivevano nella metropoli e forse avevo l’idea che là avrei avuto più scelta) andai a scegliere l’abito da sposa con la mia futura suocera. Uno sgarbo che mia madre mi rinfacciò, dimostrando il suo dispiacere per questa mia scelta, e che a lungo mi pesò sul cuore col rimorso per non essere stata più delicata.

Per molti anni poi ho tenuto quell’abito in soffitta, ben ripiegato e riposto con cura, sperando un giorno chissà, di trasmetterlo a una della mie figlie. Ma nemmeno la seconda mi ha dato questa soddisfazione, perché lei addirittura ha scelto di convivere semplicemente. E ora che i due hanno già due figli, dubito molto che possano un giorno cambiare idea e “fare il grande passo”. Così alla fine ho preso il mio bell’abito e l’ho regalato in un negozio di seconda mano. Avrò forse fatto felice qualche giovane sposa indigente? Chissà…