Oggi è la Festa Nazionale Svizzera. Si celebra l’unione di popoli e la nascita di questa nazione, alla quale ormai appartengo. Qui sono nata, sono cresciuta, e qui sono tornata dopo molti anni passati all’estero, nell’altra mia patria. Non mi sento particolarmente patriottica, né verso l’Italia, mia patria d’origine, né verso la Svizzera, mia patria d’adozione, sono allergica alla parola “Patria” e preferisco definirmi cittadina del mondo.

Però oggi mi interrogo su cosa significa “essere svizzeri”. Noi non abbiamo una stessa lingua, né una stessa religione, nemmeno uguali tradizioni, ogni regione ha la sua cultura, le sue proprie tradizioni, la sua propria lingua. Come ci si può definire “svizzeri” allora?

Credo sia questione di “scegliere” di sentirsi svizzeri, una volontà di condivisione, di unione di popoli diversi ma uguali nella diversità. Questa è la forza di questa nazione. L’accoglienza, l’accettazione di chi è diverso, di chi viene da altre culture, altre lingue, altre religioni. Il saper fare di queste diversità un punto di forza, qualcosa da cui attingere nuove risorse anziché vederle come differenze che separano, che dividono.

Il sentimento di sentirsi parte di un tutto dove io sono una piccola particella – come quelle ricercate al Cern di Ginevra – ma importante tanto quanto le altre. L’individualità rispettata così come la libertà di poter fare le proprie scelte. Il rispetto, la generosità, l’attenzione alla natura, le tradizioni centenarie mantenute con costanza e affetto, ma anche un’apertura verso il nuovo, verso un futuro che porti miglioramenti di vita per tutti.

E se da un lato il conservatorismo che ci contraddistingue può farci vedere dall’esterno come un popolo tradizionalista e chiuso, è anche la nostra forza, perché non sempre il nuovo è meglio del vecchio, e la prudenza nell’accettare i cambiamenti può evitare sbagli ed errori e farci sfruttare il cambiamento solo quando ne siamo veramente convinti.

Questo credo sia la Svizzera oggi, e questo è sentirsi svizzeri. Perlomeno per me.